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Outdoor Education a scuola: dal primo incontro nascono domande, riflessioni e nuove prospettive

Al Rondò dei Talenti ha preso il via il percorso formativo di ASD Fehu dedicato a insegnanti ed educatori. Un’occasione per approfondire l’Outdoor Education e riflettere su come portarla concretamente nella quotidianità scolastica.

Serve necessariamente un bosco per fare Outdoor Education? È possibile utilizzare un semplice cortile scolastico? Bisogna svolgere tutte le attività all’aperto? E come accompagnare i bambini che hanno paura di sporcarsi o di sedersi per terra?

Sono alcune delle domande emerse durante il primo incontro del percorso di formazione Outdoor Education a scuola, condotto da ASD Fehu presso il Rondò dei Talenti.

Dubbi e riflessioni che raccontano quanto interesse ci sia verso questo approccio educativo, ma anche quante difficoltà possano emergere quando si cerca di tradurlo nella pratica quotidiana.

Che cos’è davvero l’Outdoor Education?

Il primo incontro è stato dedicato alla scoperta dell’Outdoor Education, partendo dalle sue origini pedagogiche e dalle esperienze che ne hanno accompagnato lo sviluppo in Italia e all’estero.

Abbiamo approfondito il contributo di figure come Rousseau, Fröbel, Montessori e Giuseppina Pizzigoni, riflettendo sul valore dell’esperienza diretta, del movimento, del gioco e del rapporto con l’ambiente nei processi di apprendimento.

L’Outdoor Education è un approccio educativo che utilizza l’ambiente esterno non soltanto come luogo in cui svolgere le attività, ma come risorsa per osservare, esplorare, sperimentare e costruire conoscenze.

Questo significa che non basta spostare una lezione dall’aula al giardino: occorre ripensare l’attività affinché l’ambiente diventi parte dell’esperienza educativa.

Fare attività fuori o fare attività con il fuori?

Per approfondire questa differenza, abbiamo proposto agli insegnanti alcune situazioni legate alle discipline scolastiche, chiedendo loro di riflettere su quali potessero essere considerate esperienze di Outdoor Education.

Leggere un libro sotto un albero, ad esempio, non significa automaticamente fare Outdoor Education. Ma cosa succederebbe se, dopo la lettura, i bambini esplorassero l’ambiente alla ricerca di luoghi, suoni e tracce da utilizzare per inventare un nuovo episodio della storia?

Anche la matematica può trasformarsi: invece di portare all’aperto una scheda di operazioni, possiamo chiedere ai bambini di stimare e misurare elementi presenti nel cortile, confrontando le proprie ipotesi con la realtà.

Attraverso esempi di italiano, storia, geografia, matematica, scienze e arte, abbiamo scoperto come una stessa attività possa cambiare significato in base al ruolo attribuito all’ambiente.

Non basta fare attività fuori. Facciamo attività con il fuori.

Serve davvero un bosco?

Una delle preoccupazioni più ricorrenti riguarda gli spazi disponibili.

Spesso si associa l’Outdoor Education a grandi boschi, prati e ambienti naturali. Questa rappresentazione rischia però di far pensare che una scuola con un semplice cortile, magari asfaltato, non possa proporre esperienze educative all’aperto.

In realtà, l’Outdoor Education non richiede necessariamente un bosco.

Un cortile scolastico, un giardino, un orto, un parco pubblico e persino alcuni spazi urbani possono offrire occasioni di apprendimento.

Si possono osservare le ombre e i loro cambiamenti, cercare forme geometriche nell’ambiente, costruire mappe, misurare distanze o esplorare gli elementi naturali presenti anche in uno spazio limitato.

Ciò che conta non è soltanto la quantità di natura disponibile, ma la capacità di riconoscere e valorizzare le opportunità educative offerte dall’ambiente.

Bisogna stare sempre all’aperto?

Un altro dubbio emerso riguarda la possibilità di integrare l’Outdoor Education con la didattica tradizionale.

Scegliere questo approccio non significa necessariamente trasferire tutte le lezioni all’esterno o rinunciare alle attività svolte in aula.

Dentro e fuori possono essere due momenti complementari dello stesso percorso educativo.

Un’esplorazione del cortile può diventare il punto di partenza per realizzare grafici, scrivere racconti, approfondire concetti scientifici o confrontare le osservazioni raccolte.

L’esperienza diretta offre nuovi elementi su cui lavorare, mentre l’aula può diventare il luogo in cui rielaborare, organizzare e approfondire ciò che è stato scoperto.

Non si tratta quindi di scegliere tra didattica tradizionale e Outdoor Education, ma di individuare come i diversi approcci possano arricchirsi reciprocamente.

E se un bambino ha paura di sporcarsi?

Tra le riflessioni raccolte è emersa anche una questione importante: non tutti i bambini vivono gli spazi esterni nello stesso modo.

Per alcuni correre sull’erba, toccare la terra o sedersi sul terreno è naturale e piacevole. Per altri può rappresentare una difficoltà, provocare disagio o insicurezza.

Queste reazioni non devono essere ignorate, ma neppure considerate un motivo per escludere il bambino dall’esperienza.

L’Outdoor Education richiede attenzione ai bisogni individuali, gradualità e possibilità di partecipazione differenti.

Un bambino può iniziare osservando, utilizzando strumenti, scegliendo dove posizionarsi o avvicinandosi progressivamente a un’attività.

L’obiettivo non è obbligare tutti a vivere la stessa esperienza nello stesso modo, ma creare le condizioni affinché ciascuno possa partecipare e sperimentare secondo le proprie possibilità.

Anche queste difficoltà possono diventare occasioni per riflettere sul ruolo dell’adulto, sull’inclusione e sul rispetto dei tempi individuali.

Il valore del confronto tra insegnanti

L’incontro non è stato soltanto un momento di approfondimento teorico.

Attraverso domande, esempi e riflessioni condivise, gli insegnanti hanno potuto confrontarsi sulle possibilità e sulle difficoltà dell’Outdoor Education nei diversi contesti scolastici.

Sono emersi interrogativi legati agli spazi, alla sicurezza, al rapporto con le famiglie, alla progettazione delle attività e alla documentazione degli apprendimenti.

Le domande raccolte diventeranno il punto di partenza del secondo appuntamento, dedicato ai benefici, ai principi fondamentali, ai falsi miti e alle strategie per affrontare gli ostacoli più comuni.

Sport, movimento e apprendimento: l’approccio di ASD Fehu

Per ASD Fehu, l’Outdoor Education si inserisce in una visione educativa in cui sport, movimento, natura e apprendimento esperienziale si incontrano.

Attraverso le attività proposte nel nostro Parco Avventura di Vicoforte e i progetti dedicati alle scuole, promuoviamo esperienze che valorizzano il corpo come strumento di conoscenza.

Attività motorie, percorsi avventura, orientamento e sfide cooperative diventano opportunità per sviluppare autonomia, coordinazione, collaborazione, capacità di affrontare problemi e fiducia nelle proprie possibilità.

La formazione degli insegnanti rappresenta un’ulteriore occasione per condividere questa visione, mostrando come l’apprendimento possa nascere anche dall’azione, dall’esplorazione e dal rapporto diretto con l’ambiente.

Il percorso proseguirà con altri tre incontri, durante i quali passeremo progressivamente dal confronto teorico alla sperimentazione e alla progettazione di attività applicabili nei diversi contesti scolastici.

Perché fare Outdoor Education non significa necessariamente andare lontano: a volte basta imparare a guardare con occhi diversi gli spazi che abbiamo già a disposizione.